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Una commedia emozionante, attuale e disincantata affidata alla bravura di Silvio Orlando. Lacci — da giovedì 26 a domenica 29 ottobre — apre la stagione di Prosa 2017/2018 ed è interpretato da Silvio Orlando, Roberto Nobile, Sergio Romano, Maria Laura Rondanini, Vanessa Scalera, Giacomo de Cataldo.
Le scene sono di Roberto Crea, i costumi di Silvia Polidori, le musiche di Stefano Mainetti e le luci di Gaetano La Mela. Lo spettacolo andrà in scena al Teatro Comunale “Claudio Abbado” con quattro repliche: a differenza del solito, la recita del giovedì non sarà riservata al turno A ma sarà una serata fuori abbonamento. Questa la successione delle rappresentazioni: giovedì 26 ottobre alle 21 (fuori abbonamento), venerdì 27 ottobre alle 21 (turno A), sabato 28 ottobre alle 21 (turno B), domenica 29 ottobre alle 16 (turno E). 
Dopo la lunga tournée di La scuola, Silvio Orlando torna alla scrittura di Domenico Starnone e analizza da un’altra angolazione la crisi, le crepe, i problemi della nostra società. Questa volta però non lo fa attraverso il microcosmo della scuola, bensì attraverso la famiglia, le sue debolezze e i suoi silenzi assordanti.
«Se tu te ne sei scordato, egregio signore, te lo ricordo io: sono tua moglie»: cosi si apre la lettera che Vanda scrive al marito.
Lui ha deciso di andarsene lasciandola nella rabbia, nella delusione nella preoccupazione di un matrimonio che non ha avuto basi sufficientemente solide per portare il peso di un groviglio di sentimenti, di discussioni e cose non dette, di due figli cresciuti nel non-amore. Una tragedia contemporanea, e come l’ha definita Armando Pugliese una “sinfonia di dolore”, che viene celata sotto le vesti di una commedia. Un testo che racconta di un’amara e cruda verità e dell’estraneità nella quale sono stati condotti i protagonisti.
Secondo le parole del regista: «I figli presentano il conto ai genitori, quindi, in questo caso, in un contesto familiare che diventa però metafora di quanto accade in contesti estremamente più ampi, inseriti nel tempo e nel mondo in cui viviamo. Lo spettatore non mancherà di identificarsi anche nelle ragioni o nei torti dei genitori, nelle loro ferite che cogliamo pulsanti nel momento della lacerazione o ripercorse a ritroso attraverso la narrazione. Il racconto si fa tentativo di comprensione logica e critica, con l’intento di andare oltre i significati superficiali di parole abusate».
Il mondo è cambiato da quando giovani, all’alba degli anni Sessanta carichi di sogni e aspettative per un futuro migliore avevano deciso di sposarsi e di creare un proprio nucleo di stabilità ed amore a Napoli.
 
Lui ora vive a Roma affascinato da una sconosciuta e bellissima ragazza, solare e gioiosa, e lei è a casa con i figli in continua ricerca di riposte alle domande che le affollano i pensieri. La famiglia però è un legame caratterizzato da lacci, lacci invisibili e fortissimi, lacci che non si possono slegare con facilità e con il semplice miraggio di un futuro più libero.
Basta poco per far tornare tutto come prima, basta poco per essere attratti da ciò di cui siamo stati innamorati. 
Una visione brillante di un dramma familiare che dipinge la crisi e i fallimenti di una società borghese i cui valori sono naufragati in un mare di vuoto morale. 
Venerdì 27 ottobre alle 17 è previsto alla Sala Agnelli della Biblioteca Ariostea un incontro dal titolo L’amore che non c’è: Lacci di Domenico Starnone, a cura di Francesca Capossele, insegnante e scrittrice. Sabato 28 ottobre alle 18 in Sala Teatrale è previsto l’incontro con la compagnia per la presentazione dello spettacolo.

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