shadow

In una sala appena restaurata che si affianca al percorso espositivo, la rassegna Offside presenta una programmazione di mostre di artisti internazionali che propongono uno sguardo attuale sulle questioni aperte dalle esposizioni allestite in contemporanea nel percorso tradizionale: Courbet e la natura (22 settembre 2018 – 6 gennaio 2019) e Boldini e la moda (16 febbraio – 2 giugno 2019).

 L’idea nasce dalla volontà di allargare la prospettiva critica con cui vengono affrontate tematiche, movimenti e artisti storicizzati attraverso un dialogo con alcuni interpreti dall’attuale scena europea, che si tratti di figure che riflettono sull’eredità dei maestri dell’Otto-Novecento o di ricerche che affrontano tematiche analoghe con la complessità della visione contemporanea. S’instaura così un rapporto di reciprocità tra storia dell’arte e presente che estende e arricchisce i confini di senso di entrambi.

Ad inaugurare il programma sono le mostre di due artisti, Flavio de Marco ed Eva Jospin, residenti rispettivamente a Berlino e a Parigi, il cui lavoro interroga da tempo aspetti nodali della ricerca di Courbet, e la performance di Daniele Albanese, regista e coreografo residente a Parma, che esplora la relazione tra danza e natura.

 

 

Flavio de Marco | FIGURE

22 settembre ­– 11 novembre 2018

A cura di Barbara Guidi

Flavio de Marco

 

Con la mostra Figure, Flavio de Marco presenta a Palazzo dei Diamanti una serie di opere inedite, prodottetra il 2017 e il 2018, che apre nuove direzioni nella sua ricerca artistica.

Si tratta di un lavoro che, se da una parte si pone in perfetta continuità con il cammino intrapreso anni fa e che lo ha progressivamente condotto a interrogarsi sul valore intrinseco dell’immagine e della rappresentazione artistica, dall’altracostituisce un’esplorazione di territori figurativi del tutto nuovi per l’artista, quali il genere del ritratto e del nudo, che si affiancano a quello a lui più familiare del paesaggio.

Da alcuni anni impegnato a confrontarsi attivamente con la tradizione, De Marco instaura un dialogo con uno dei padri della modernità che rappresenta per lui un punto di riferimento ineludibile, Gustave Courbet.

Misurandosi sul terreno di alcuni pilastri della produzione del francese, il paesaggio e la figura, De Marco propone una riflessione incentrata tanto sul mestiere quanto sul rapporto tra l’artista e la realtà, come entità vista e restituita attraverso il filtro del sentimento del pittore e sul mistero che può scaturire daquesto incontro prodigioso.

L’artista intreccia reminiscenze storico-artistiche e vissuti personali attraverso la messa in campo di modalità espressive molto diversificate: dal disegno a pennarelli colorati alla “pittura su ready-made”, dalla trama figurativa alla texture materica, fino all’astrazione geometrica della schermata digitale restituita tuttavia con la perizia della pittura.

Nel monumentale Paesaggio (Courbet) De Marco utilizza, come pretesto compositivo, un’opera del pittore di Ornans esposta nella rassegna Courbet e la natura, Caprioli alla fonte (1868, Forth Worth, Kimbell Art Museum). Raddoppiata nel formato, la veduta della Franca Contea abitata da animali che si rinfrescano lungo il corso del fiume diviene il luogo per una rivisitazione pittorica ibridata con l’immaginario digitale, un’opera percorsa da una tensione continua frutto della coesistenza, all’interno della continuità spaziale della singola immagine, di registri e stili molto differenti atti a restituire, nella loro pretesa fisicità, i diversi stati che compongono la materia, dal fogliame, all’aria, all’acqua.

Analogie courbettiane più direttamente legate al piano del vissuto emozionale si respirano invece nel Paesaggio (Zinzulusa), in Ritratto di Siri e La madre dell’artista dopo l’operazione, piccola ma potente raffigurazione della sofferenza fisica della donna reduce da un intervento che lascia trasparire la profonda impressione ricevuta dal figlio davanti alla foto della madre. Con Paesaggio (Chillon) e Andromeda l’artista affronta due nodi diversi ma ugualmente fondamentali della sua poetica, la tematica del souvenir e il controllo della materia e della tecnica.

Infine, l’incursione dell’artista in uno dei generi più classici e nobili della pittura, quello del nudo, rappresentaun’autentica sorpresa nel catalogo di De Marco che dimostra di padroneggiare, senza esitazione alcuna, la resa del motivo in un perfetto equilibrio tra verità e impressione, tra composizione ed espressione.

Il filo conduttore che tiene assieme questa molteplicità di opere e linguaggi è l’atteggiamento sperimentale che – in linea con l’eredità courbettiana – guida l’artista a porre in questione il significatoattuale della pittura, in un contesto in cui l’esperienza quotidiana è egemonizzata dei media digitali e il nostro immaginario è narcotizzato da un surplus di immagini fruite ormai in maniera perlopiù “sintetica”, prescindendo dall’esperienza data dal contatto diretto con l’oggetto del nostro guardare.

In un susseguirsidi finestre del desktop, icone di cartelle e di file, brani di natura, frammenti di volti, animali, segni convenzionali, i lavori di Flavio de Marco sollecitano l’osservatore a interrogarsi sull’estensione e l’ambiguità del significato di “figura” e, più in generale, sulla modalità di osservazione della realtà circostante e dell’opera d’arte.

La scommessa è quella di riattivare, attraverso il processo creativo e l’atto materiale della pittura, una relazione produttiva con le immagini e con l’esperienza del presente.

Flavio de Marco | Figure

Palazzo dei Diamanti

22 settembre – 11 novembre 2018

Mostra a cura di Barbara Guidi

Aperto tutti i giorni 9-19

Informazioni

0532 244949 | diamanti@comune.fe.it

www.palazzodiamanti.it

Ufficio stampa

Studio ESSECI – Sergio Campagnolo

tel. 049 663499 | info@studioesseci.net

www.studioesseci.net

pan>