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Nell’ambito della stagione di prosa 2017/2018, da giovedì 8 a domenica 11 marzo approda sul palcoscenico del Teatro Comunale di Ferrara la prima versione teatrale del capolavoro di Umberto Eco: Il nome della rosa. Straordinario best seller che conta traduzioni in 47 lingue, un Premio Strega – nel 1981 – e una celeberrima versione cinematografica firmata da Jean-Jacques Annaud nel 1986, con protagonista Sean Connery, il romanzo è stato appositamente trascritto per la scena dallo scrittore e drammaturgo Stefano Massini, autore tra i più apprezzati del panorama teatrale italiano e internazionale. La regia è affidata a Leo Muscato che dirige un corposo cast di grandi interpreti: un crossover generazionale di grande efficacia, capace di dare vita ai memorabili personaggi tracciati dalla penna di Eco in un giallo avvincente.

La scena si apre sul finire del XIV secolo. Un vecchio frate benedettino, Adso da Melk, è intento a scrivere le sue memorie in cui narra alcuni terribili avvenimenti di cui è stato testimone in gioventù in un’abbazia dell’Italia settentrionale. Sempre presente in scena, questo personaggio è una sorta di struttura portante dell’intero impianto scenico, un io narrante che racconta di quando, poco più che adolescente, è intento a seguire gli insegnamenti di un dotto frate francescano con un passato di inquisitore: Guglielmo da Baskerville.

Siamo nel momento culminante della lotta tra Chiesa e Impero, che travaglia l’Europa da diversi secoli e Guglielmo da Baskerville è stato chiamato a compiere una missione il cui fine ultimo sembra ignoto anche a lui. Su uno sfondo storico-politico-teologico, si dipana un racconto dal ritmo serrato in cui l’azione principale è la risoluzione di un giallo popolato da personaggi storici e di fantasia dai nomi evocativi: il terribile inquisitore Bernardo Gui, il frate Salvatore che parla una stranissima lingua in cui si fondono tutte le lingue, l’ansioso e prudentissimo Abate Abbone, la fragile ragazza di cui s’innamora il giovane Adso, e così via. Al centro, sia del romanzo sia dell’adattamento teatrale – spiega il regista –, «vi è la feroce lotta fra chi si crede in possesso della verità e agisce con tutti i mezzi per difenderla, e chi al contrario concepisce la verità come la libera conquista dell’intelletto umano. È altrettanto vero che non è la fede a essere messa in discussione, ma due modi di viverla differenti».

ll nome della rosa è una produzione del Teatro Stabile di Torino – Teatro Nazionale, del Teatro Stabile di Genova e del Teatro Stabile del Veneto – Teatro Nazionale.

Per il pubblico che desidera approfondire i temi dello spettacolo, Venerdì 9 marzo alle ore 17 in Sala Teatrale è previsto un incontro con la Compagniacoordinato dal giornalista Fabio Ziosi. L’incontro è a ingresso libero.

Biglietti da 8,00 a 30,00 euroInfo biglietteria: 0532 202675 – www.teatrocomunaleferrara.it

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