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Da sabato 3 a domenica 18 giugno 2017 la mostra “Ricerche di cielo” con le opere a tecnica mista su carta di Laura Zampini alla Galleria del Carbone, vicolo del Carbone 18/a a Ferrara. La rassegna ha il patrocinio del Comune di Ferrara ed è visitabile sabato e festivi ore 11-12.30 e 17-20 e dal martedì al venerdì 17-20. Fino a domenica 18 giugno 2017. Ingresso libero.

LA SCHEDA a cura degli organizzatori
Laura Zampini, figlia d’arte, vive a Ferrara. Nasce nel ’58 a Occhiobello, è diplomata in restauro dipinti e dorature a Firenze. Ha frequentato corsi di ceramica e pittura, tra cui la scuola di nudo presso l’Accademia di belle arti di Firenze. La sua passione creativa per la pittura e l’arredamento la porta alla realizzazione di opere che esprimono questi due ambiti. La sua pittura esprime una visione di grande interiorità: la si può definire una ‘pittura evocativa’ che si avvale di un’instancabile ricerca tecnica e materica.

“Ricerche di cielo” di Marcello Darbo
“Osservo i lavori di Laura Zampini nel suo studio. Ascolto le parole della poetica che li sorregge, li completa e dà loro senso compiuto.
Il silenzio contemplativo può ora donare allo sguardo una percezione profonda. La forza di questi cieli brumosi che aleggiano sull’acqua del Grande Fiume è insieme potente, protettiva e schiva.

La tecnica pittorica è pulita e complessa, sia nei lavori che pretendono spazio, sia in quelli dipinti con pochi gesti e segni di primo acchito.
Nei primi c’è la necessaria spinta narcisistica di creare ciò che la mente vuole, nei secondi c’è, a contraltare, l’umiltà dell’Artista che si ferma di fronte ad un’armonia inaspettata e già compiuta, che lo stupisce e gli intima di fermarsi.

Si ricerca il mistero nel Nero e ci si riposa nella Luce, in questi cieli che, come ogni lavoro pittorico di valore, offrono a chi guarda intuizioni estetiche e impressioni di realtà concreta a più livelli, lasciando libertà di godere del tutto, come del particolare.
L’inconscio di chi guarda viene sbattuto come un lenzuolo e sensazioni antiche e ancestrali emergono, fondendosi in una percezione che è emotiva, razionale e indefinibile allo stesso tempo. C’è una ricerca disperata e rabbiosa di Bello, un’indagine dolorosa e dolce in questi lavori.
C’è il furioso tentativo di ricreare la Visione infantile e serena dei cieli che la mamma le mostrava sugli argini del Po quando disegnava.

Tutto qui è riflesso di cieli specchiati nell’acqua, riflesso di sguardi specchiati uno nell’altro, riflesso di istanti di assoluta gioia, custoditi nel cuore di una bimba innamorata della mamma, ora finalmente condivisi con noi”.

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